La storia del fiore “petaloso” che ha fatto impazzire il web

Se siete iscritti a facebook o twitter allora in questi giorni vi sarà capitato di vedere una foto, un link o semplicemente un hashtag con la parola petaloso. Una svista, direte voi, trovando, in questo aggettivo, un errore di forma, e invece l’Accademia della Crusca, trovando delle assonanze con aggettivi di uso comune quali pelo + oso, coraggio + oso, ha stabilito che non è del tutto sbagliato, ma che tale epiteto per entrare a far parte del dizionario di lingua italiana deve essere di uso comune. Immediata la reazione del web che a suon di tweet, immagini goliardiche e link divertenti ha subito diffuso il neologismo.

La nuova parola è stata casualmente inventata tre settimane fa da Matteo, che, alle scuole elementari Marchesi di Ferrara, durante un compito sugli aggettivi che ha così descritto un fiore. La sua maestra, mai nome fu più azzeccato per tale vicenda, Margherita Aurora, benché avesse segnato come errore l’aggettivo, spinta dalla curiosità ha scritto all’Accademia, accompagnando una lettera dell’inventore del termine. La Crusca ha valutato tale aggettivo “bello e chiaro” dando così il via ad un plebiscito in classe e in rete.

La sentenza definitiva, come nuovo millennio vuole, non poteva che arrivare con un tweet, e così l’Accademia della Crusca ha proclamato: «E con #petaloso al secondo posto tra i TT vi diamo la buona notte; augurandovi, ovviamente, sogni petalosi! :-)».

Un piccolo errore, inizialmente segnato col rosso, che ci ha insegnato come anche da uno sbaglio può inaspettatamente nascere qualcosa di bello.

Grazie, Matteo, per questa piccola lezione di italiano e di vita.

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