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La delicata arte di Filippo De Pisis al Museo del ‘900

Tra le mostre più interessanti di questo piovoso autunno, c’è senza dubbio la retrospettiva che il Museo del ‘900 a Milano dedica a Filippo De Pisis. Le opere dell’artista ferrarese saranno esposte in dieci sale del museo di Piazza Duomo fino al prossimo 1° marzo 2020.

Sono oltre novanta i dipinti che ripercorrono cronologicamente l’opera di De Pisis, grande figura di spicco della pittura italiana tra le due guerre.

Dagli esordi nei primi del ‘900 con le nature morte e quella quotidianità che, come in Morandi, diventa fonte di ispirazione ed interesse artistico, fino alla fine degli anni ’50.

Un autore la cui opera è così nota da essere falsificato già a partire dagli anni ’40.

L’antologica, intitolata semplicemente DE PISIS, ripercorre i temi più cari e ricorrenti nella pittura dell’artista: dalle nature morte, con caffettiere e persino panettoni, ai ritratti di giovinetti, soldati e marinai, ma anche gente che, attraverso le sue pennellate dense e vivaci diventano volti atemporali, sguardi che fissano il visitatore in espressioni vitree e vivide al tempo stesso.

E non manca il marinaio, opera-manifesto di questa esposizione, tra i capolavori più noti di De Pisis.

Tanti i riconoscimenti tributati già in vita all’autore, come un’intera sala alla XXV Biennale di Venezia.

Ma l’onta della sua omosessualità danneggerà la sua immagine d’artista, facendo sì che gli venissero negati anche importanti premi della critica, portandolo persino alla reclusione in cliniche psichiatriche che lo sottopongono a cure coatte come l’elettroshock, che lo porterà alla perdita dell’uso degli arti. De Pisis non può più dipingere, lui che lungo il percorso espositivo mostra al pubblico quanto riuscisse a trarre ispirazione anche rinchiuso nelle mura di un ospedale psichiatrico.

Fiori che sembrano scolpiti in una pittura materica, in cui il colore assume una consistenza corporea, quasi tridimensionale.

Bellissimo il percorso in cui si evince l’evoluzione dell’artista, che osa, che ritrae i suoi San Sebastiano nella loro sofferta virilità, che non disdegna di mostrare uomini ritratti in quello studio-scenografia accennato in tante opere, che prova probabilmente a vivere liberamente la sua vita, cadendo sotto l’ombra del sospetto e del pregiudizio.

La mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura e dalla casa editrice Electa con il sostegno dell’Associazione per Filippo de Pisis, e la curatela di Pier Giovanni Castagnoli con Danka Giacon – conservatrice del Museo del Novecento. Dalla primavera del 2020 l’esposizione sarà ospitata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps in linea con il programma dedicato all’arte del Novecento italiano. Entrambe le esposizioni saranno accompagnate da un unico catalogo edito da Electa.

Filippo De Pisis è prosecuzione e distacco con il passato, e la sua arte continuerà a tenere in vita quella libertà forse pagata a caro prezzo.

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