Il MANN riapre la sezione Magna Grecia: 400 reperti e un pavimento a mosaico straordinario

Uno scrigno che ritorna alla luce con un ritrovato tesoro al suo interno. È così che potremmo definire la riapertura della sezione Magna Grecia, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, chiusa da oltre vent’anni. Era l’ormai lontano 1996 quando gli ultimi visitatori hanno potuto ammirare i reperti che il museo ha collezionato quando era ancora Real Museo Borbonico. Una collezione accresciuta tra donazioni spontanee e acquisizioni successive.

Un percorso di visita che va dall’VIII secolo a.C. fino alla conquista romana ricostruisce un affascinante mosaico che definì l’identità culturale della Magna Grecia.

Si parte dai primi ritrovamenti dell’antica Pithekoussai (Ischia) e Cuma datati tra l’VIII e il VII secolo, tra gli insediamenti magnogreci più antichi del nostro Paese.

Le sale sono suddivise per tematiche, quasi a voler raccontare i diversi aspetti che si sono sviluppati subito dopo la conquista greca di quella terra che, per bellezza e ricchezza, fu considerata dagli antichi più grande della madre patria, da qui il nome di Magna Grecia.

E così ecco raccontato il mondo religioso e mitico, con il fregio in terracotta con la lotta tra Eracle e il mostro marino Nereo e le Tavole di Eraclea.

Nella terza sala si affronta invece un tema che desta sempre grande interesse e curiosità, quello del banchetto, qui inteso come dimensione individuale e sociale.

Tomba delle Danzatrici

Straordinarie le danzatrici dell’omonima Tomba e i reperti rinvenuti negli anni nell’area di Ruvo, di Canosa o Paestum, di cui c’è la ricostruzione del Tempio di Nettuno.

Vasellame, terrecotte, sculture, ma anche ori e opere famosissime, come il Cratere di Altamura (metà IV secolo a.C.) o la famosa Hydria Vivenzio, tra i vasi più celebri del mondo antico.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli riapre la sezione Magna Grecia: 400 reperti e un pavimento musivo messo in opera.
Cratere a volute apulo a figure rosse da Altamura

Sono oltre 400 i reperti visibili nuovamente, ospitati all’interno di 14 sale dell’Archeologico adiacenti la Sala della Meridiana, esse stesse riscoperto tesoro del museo napoletano, caratterizzate da pregiati sectilia a motivi geometrici e mosaici di età romana, messi in opera nella prima metà dell’800 e che i visitatori avevano già avuto modo di vedere durante la mostra Amori Divini del 2017.

I pavimenti sono stati in questi anni sottoposti ad interventi di restauro che ne hanno restituito colore e brillantezza, e che necessitano dunque di alcune precauzioni. Chi vorrà visitare la sezione, infatti, dovrà utilizzare delle apposite calzature (al costo di 1,5 €), mentre l’ingresso all’interno delle sale è regolamentato.

Un piccolo sforzo che val bene la meraviglia di tanta immortale bellezza finalmente ritrovata.

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