Gli Assiri all’ombra del Vesuvio: all’Archeologico di Napoli fino al 16 settembre

Archiviato il successo di Canova, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è già proiettato verso una nuova mostra, che terrà banco fino al prossimo 16 settembre. Parte infatti oggi Gli Assiri all’ombra del Vesuvio, la mostra che ci porta in Medioriente, e punta i riflettori sulla zona a nord del Tigri, l’attuale Iraq.

Nel corso del XIX secolo infatti questo territorio è stato un campo-scuola per quelli che erano i primi antiquari e i futuri ricercatori, che hanno gettato le basi per una moderna koinè di studiosi internazionali.

Modello che ha portato alla realizzazione di questa importante mostra.

Allestita nelle sale adiacenti alla Sala della Meridiana, dalla 90 alla 93, la mostra vanta un progetto scientifico promosso dal MANN e dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, ha selezionato oltre quarantacinque reperti, provenienti, tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino: fulcro dell’allestimento, i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del MANN e non esposti da svariati anni.

Un iter ideale, quello che sono chiamati a percorrere i visitatori, che vuole restituire i palazzi in cui abitavano gli Assiri, che erano centro del potere e della cultura.

si parte dalla ricostruzione del palazzo di Nimrud, in cui erano collocati i rilievi originari di cui il MANN presenta i calchi; si passa, poi, a Ninive, per affrontare i temi dell’imperialismo e della guerra contro gli Arabi e contro l’Elam; infine, si “entra”, simbolicamente, nelle sale del palazzo di Korsabad, dove viene presentata la testa di Sargon II, proveniente dai Musei Reali di Torino, per esaltare, appunto, il motivo del potere del sovrano.

Interessante l’idea di un allestimento che tende a stimolare tutti e cinque sensi del visitatore, per un’esperienza immersiva di grande impatto. L’intera mostra è concepita come percorso multisensoriale: la vista è messa in gioco non solo dall’osservazione delle opere presentate, ma anche dai filmati immersivi e dalle ricostruzioni realizzate con la tecnica del videomapping; l’udito è coinvolto dalle musiche composte da Antonio Fresa per l’ambiente immersivo; la percezione tattile è garantita dalla stampa di oggetti in 3D, a disposizione non solo degli utenti con disabilità visiva, ma di tutti i visitatori; l’olfatto è stimolato dai diffusori di fragranze che, nella terza sala del percorso espositivo, ricreano i profumi di un giardino assiro; il gusto, infine, è legato ai prodotti alla liquirizia, pianta che quel popolo usava a scopi medicinali (previste degustazioni in mostra).

Per la prima volta al MANN infatti è stato creato inoltre un ambiente immersivo, destinato successivamente a diventare uno spazio multimediale permanente del Museo: in questa stanza sono proiettati in successione tre diversi filmati, realizzati da Capware (regia: Marco Capasso/musiche originali: Antonio Fresa) per approfondire i contenuti scientifici della mostra sugli Assiri.

Nei punti segnalati all’interno del percorso espositivo è inoltre possibile utilizzare occhiali multimediali dotati di lenti trasparenti (gli occhiali sono stati progettati dalla startup Ar tour srl), che consentono di fruire degli effetti suggestivi della cd. Realtà Aumentata.

Non poteva mancare infine un approfondimento sui calchi del MANN realizzati da Domenico Brucciani per riprodurre i rilievi neoassiri, rinvenuti nei palazzi di Assurnasirpal II (883-859 a.C.) a Nimrud e di Assurbanipal (668-630 a.C.) a Ninive, e conservati oggi nell’Assyrian Basement del British Museum di Londra.

Le riproduzioni delle grandi lastre in calcare giunsero al Museo Archeologico Nazionale grazie al dono di Alessandro Castellani.

All’Archeologico fu legato, soprattutto, Henry Austin Layard, autore delle fortunate campagne di scavo che portarono in Inghilterra, nel cuore dell’Ottocento, alcuni capolavori dei palazzi neoassiri: vicino, ancora una volta, a Giuseppe Fiorelli, anche per la condivisione degli ideali risorgimentali, Layard donò al Museo un frammento di rilievo assiro ed alcuni pregevoli libri, riproposti nel percorso espositivo per inquadrare le tappe più importanti della scoperta dell’Assiria.

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