Domus Transitoria, la coloratissima villa di Nerone

Da studente di archeologia l’ho detto più di una volta: dobbiamo dimenticare il biancore delle statue e delle architetture romane, cui ci hanno abituati i kolossal cinematografici degli anni ‘50. Roma, così come l’Antica Grecia prima, era tutt’altro che bianca. Gli antichi infatti amavano profondamente il colore, persino sulle sculture, che oggi ci apparirebbero un po’ kitsch. Lo dimostrano tracce rinvenute su frammenti come l’Efebo biondo, così chiamato per i residui di tempera gialla rilevati sulla capigliatura, o i vivacissimi colori degli affreschi pompeiani e pavimenti musivi. 

L’ultima conferma arriva adesso dalla Domus Transitoria sul Palatino. Prima reggia, mai vista, dell’imperatore Nerone riaperta al pubblico dopo dieci anni di restauri. 

LA PRIMA REGGIA DI NERONE Decorazione pittorica dal ninfeo della Domus Transitoria.

Si tratta di un sito importante non solo per la recente restituzione al pubblico, che può finalmente ammirarlo per la prima volta, ma anche perché di fatto si tratta della prima residenza dell’imperatore romano, anticipando quella che sarà la Domus Aurea. Una residenza sfarzosa, costruita per rivaleggiare con le regge tolemaiche, fino a quando fu dismessa e interrata dallo stesso Nerone dopo l’incendio del 64 d.C. 

LA PRIMA REGGIA DI NERONE Particolare dal fregio dionisiaco con Stagioni e Muse.

Oggi questi ambienti sono molto diversi da come dovevano apparire in origine: seminterrati, in penombra, ma sono ancora vividi i colori dei marmi policromi, sopravvissuti all’incuria del tempo e alla spoliazione selvaggia dei Farnese. Sulle pareti, per lo più spoglie, flebili tracce dei dipinti di amorini, ghirlande e altre pitture. 

Dieci anni di restauri e studi dopo, sono stati restituiti circa 800 metri quadri di questa dimora, messa in sicurezza, e inclusa nel percorso neroniano. 

LA PRIMA REGGIA DI NERONE Zona superiore e lunetta con scena di amazzonomachia. Roma, Domus Transitoria

Gli ambienti ritornano in vita grazie al 3D e video-mapping. Ma non c’è niente di fantasioso o ludico. Tutto è basato esclusivamente su dati frutto di questi anni di ricerca e studio. 

Ed ecco uno zampillante ninfeo, le cui fonti avevano erroneamente fatto pensare a questi ambienti come alle terme di Livia. 

Nicchie, colonne, sfarzo e colori ovunque, ma anche pareti decorate con foglie, fiori, piante e un lussureggiante giardino per far sì che esterno e interno si confondessero in un unico grande e lussuoso giardino. 

Il sito è visibile dal lunedì al venerdì, per piccoli gruppi rigorosamente accompagnati. 

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