LIBRI

Cinque cose che (forse) non sai sulla città di Napoli

Più di ogni altra, Napoli è la città della leggenda per antonomasia. La sua stessa fondazione si basa più sulla mitologia che la storia, e la sua divinità madre, contrariamente a tante altre, è quella che oggi definiremmo un antieroe: una Sirena che, rifiutata dal bell’Ulisse, va a morire spiaggiata sugli scogli di quella che sarà la città partenopea.

Ma sono tante le cose di Napoli che ancora non sappiamo o di cui ignoriamo il significato. Ad esempio: chi era Padre Rocco, venerato come un Santo?

Come mai ci sono così tante edicole votive?

A questa e tante altre curiosità prova a rispondere un volume, Curiosità napoletane – Storie, aneddoti e modi di dire della tradizione popolare. Scritto da Elisa Rampone Chinni e Tina Palumbo De Gregorio, il piccolo volume è edito da Graus Editore, e riesce a condensare l’essenza di tutto ciò che ci chiediamo su Napoli.

il volume di Graus Editore che ha ispirato l’articolo

Ecco cinque curiosità che (forse) non sapete e perché vale la pena comprare questo volume:

  • Come mai ci sono tante edicole votive?

Nel XIX secolo le strade di Napoli non erano ancora ben illuminate, e solo chi aveva dei servi che poteva scortarli con lampade e torce poteva camminare di notte. Spesso infatti nei vicoli bui i delinquenti si appostavano tenendo ben tesa una corda, così che il malcapitato di turno inciapasse e potessero derubarle. Da qui deriva anche il detto “Che te crire? Ca’ vaco a mettere a fune ‘e notte?” (Cosa pensi? Che io vada a rubare di notte?).

Fu un parroco, Padre Rocco, che pensò bene di illuminare le strade di Napoli facendo leva sulla fede del suo popolo. E così si pensò bene di dedicare delle piccole edicole, da porre agli angoli delle strade, al culto della Vergine, ed affidare ai cittadini il compito di tenerle sempre illuminate, senza alcun aggravio per lo Stato.

  • Zi’ prèvete e ‘a Perpetua

Tradotto letteralmente è “il reverendo e la domestica”. Questa è la risposta che un napoletano potrebbe dare ad una persona impicciona alla quale non vuole dare alcuna spiegazione.

“Zi’ pre’, chesta matina tenite ‘o cappiello stuorto!” disse la Perpetua. “Accussì adda ‘ire” rispose il prete (“Reverendo, questa mattina avete messo il cappello al contrario” disse la domestica. “Così deve andare” rispose il reverendo).

Molti infatti ricorderanno bene che Alessandro Manzoni, nel suo romanzo I Promessi Sposi, chiama “Perpetua” la donna al servizio di Don Abbondio. Da qui la definizione di perpetua di ogni donna che sia a servizio di un prete.

  • Ji’ truanno a Cristo int’ e lupine

Tradotto letteralmente significa “Cercare Cristo nei lupini”.

Questo è un modo folkloristico e dialettale per definire qualcuno che cerca il pelo nell’uovo.

Ma sapete perché si dice così?

Secondo una leggenda, durante la fuga in Egitto, San Giuseppe, Gesù bambino e la Madonna per ricompensare il pino che li aveva aiutati a nascondere il figlioletto, fecero in modo che all’interno dei pinoli l’embrione avesse la forma della mano del Divino figlio. Lo stesso privilegio non fu dato alla pianta di lupini che invece non gli aveva dato nessun aiuto. Pertanto cercare Cristo nei lupini equivale ad una cosa inutile, mentre una traccia della mano di Cristo potete ritrovarla nei pinoli.

L’origine di questa leggenda è raccontata da Roberto de Simone e cantata da Concetta Barra.

  • La liquefazione del sangue

Il Santo più noto a Napoli non poteva che essere il suo Patrono, San Gennaro, il cui sangue si scioglie tre volte l’anno. La data più sentita e quella del 19 settembre, giorno di San Gennaro, ma il Santo liquefa il suo sangue anche a maggio e il 16 dicembre, giorno di quello che è definito “miracolo laico”. Molti sanno che anche Santa Patrizia, nella chiesa di San Gregorio Armeno scioglie il suo sangue tutti i martedì durante la messa. Ma in molti ignorano che a Napoli ci sono anche altri santi che compiono lo stesso miracolo tra cui: San Lorenzo e San Giovanni Battista, nella chiesa di San Gregorio Armeno in piazzetta San Gaetano 1, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nella Chiesa di Santa Maria della Mercede in Via Chiaia 156, San Filippo Neri, nella Chiesa dei Girolamini in Via Duomo 42 e San Camillo de Lellis nella Chiesa di Santa Maria del Divino Amore in Via Paparelle al Pendino 32.

  • O’ parrucchiano e ‘a zéppola

Tradotto letteralmente significa “Il prete e la zeppola”. È un’espressione che si utilizza quando una persona, pur essendo timorata di Dio giustifica una propria azione perché non la ritiene peccaminosa: “Dicette zì prèvete: sia fatta ‘a vuluntà ‘e Dio e s’ammuccàie ‘na zéppola”. Che tradotto letteralmente significa: disse il prete “sia fatta la volontà di Dio” e mangiò la zeppola.

Un volume davvero divertente, perfetto come regalo di Natale che consente ai napoletani di conoscere meglio quei detti antichi, e di preservarli dall’usura del tempo e della lingua che li relega un po’ nell’oblio, e consente ai non-napoletani uno sguardo su di una Napoli d’altri tempi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *