CINEMA

Chiara Ferragni, fragilità e sogni “unposted”

Criticato e elogiato, come la sua stessa protagonista Chiara Ferragni, Unposted, il documentario diretto da Elisa Amoruso, che racconta la vita della nota influencer italiana, e quello c’è dietro, l’unposted appunto, arriva adesso su Amazon Prime Video, dopo una controversa presentazione allo scorso Festival del Cinema di Venezia. Ho deciso così di trascorrere il mio sabato pomeriggio a guardare questo film di cui tutti hanno parlato, per farmene un’idea, certo, ma anche per conoscere meglio la figura di Chiara Ferragni che non fosse raccontata solo da un’immagine o un breve video di 15 secondi su instagram.

Interviste di volti noti del mondo della moda, stralci di vita, di coppia o di famiglia, più o meno privata e, sì, persino qualche sassolino dalla scarpa. Con questo documentario Chiara Ferragni, al secolo The Blond Salad, quando insieme all’ex fidanzato Riccardo Pozzoli, muoveva i primi passi nel mondo dei blog, il suo mondo, in cui mescolava racconti di viaggio e moda alle sue foto, si emancipa dalla sudditanza, e forse anche da quel credo comune, che La Ferragni sia stata un’invenzione di Riccardo.

Chiara Ferragni parla con naturalezza alle telecamere, mostrando aspetti del suo lavoro forse inediti, a tratti persino “noiosi”, come un bilancio di vendita, il restyling di un sito web, il suo, che quest’anno ha festeggiato dieci anni, tramutandosi da blog amatoriale a vero e proprio punto di riferimento per tante giovani e piattaforma di e-commerce su cui acquistare capi e accessori della Chiara Ferragni Collection.

Ma Unposted è anche, e forse soprattutto, un messaggio. Il racconto di un sogno, un incoraggiamento per tutti i fan o, meglio, followers, a sentirsi speciali e avere il coraggio di inseguire i propri sogni, perché – come dice Alberta Ferretti in apertura – «Se hai una passione, se ami qualcosa, ci riesci. Ce la fai. Dipende da te».

Emozionanti gli interventi del team di Chiara Ferragni, quel crew dietro a TBS, che l’aiuta nella realizzazione delle sue foto durante gli eventi, ma anche nella quotidianità.

Oltre i post, oltre quegli occhioni azzurri diventati il logo di un vero e proprio brand vivente e di moda, oltre la pelle di porcellana, i capelli biondi emerge una Ferragni diversa, più vera, spiritosa, sicura di sé, ma non spocchiosa, e consapevole degli spazi e della luce ideale per creare quei contenuti seguiti da venti milioni di followers su instagram, con quella coscienza del racconto, o com’è definito oggi dello storytelling, che ha nel sangue. Chiara ha avuto il merito prima di ogni altra ad aver colmato un vuoto nei social network, avvicinando il consumatore ultimo al prodotto, senza l’interpolazione di magazine o altri media.

Ma quella che la Amoruso racconta in questo documentario è soprattutto una ragazza fragile, con i timori di una qualsiasi ragazza di poco più di trent’anni, che teme che questo impero, questo sogno, la vita che ama e che ama raccontare possa svanire nel nulla.

Fresca e moderna la colonna sonora di questo documento che attraversa il mondo della moda in punta di piedi, parlando anche di quelli che sono gli snobismi del fashion biz, e i momenti meno noti della vita della Ferragni, come un problema avuto durante la gravidanza, mentre aspettava il piccolo Leone (avuto dal marito, il cantante Fedez), oppure la dolorosa separazione dei genitori. Perché, come recitava il titolo di una vecchia soap degli anni ’80, anche i ricchi piangono, e anche Chiara, come molti dei suoi followers ha attraversato momento non belli che ha ugualmente condiviso. Condivisione. È questa una delle parole chiave di questo documentario, cui viene restituito una dimensione più umana, meno social, come di momento di un momento della vita che accomuna tutti quanti e da cui poter imparare e trovare il coraggio di andare avanti.

Dietro le griffe, il make up, il glamour Unposted ha un significato più profondo, intimo, umano, che spinge tutti noi a tentare di essere la persona che vorremmo davvero e a ricordare a noi stessi, come dice la scrittrice Silvia Avallone in chiusura, che “senza fragilità non si costruiscono cose belle”. Chiara ha dimostrato di non essere soltanto una neo icona pop invincibile e perfetta, ma una ragazza, una moglie, una madre che affronta l’hating feroce on-line, le critiche dei detrattori, e le proprie fragilità, e con determinazione ogni giorno decide di superarle e raccontare al mondo che la vita può essere meravigliosa.

Voleva lasciare il segno, Chiara Ferragni, che dai filmati di mamma Marina Di Guardo (oggi scrittrice) dice che voleva fare la pittrice, forse per lasciare una sua opera al mondo o, come lei stessa racconta, il segno. Quella bambina è oggi una “imprenditrice digitale” e, a giudicare dall’impero che ha costruito, il segno l’ha lasciato davvero.

È per questo motivo che vi consiglio di correre su Amazon Prime Video, registrare il vostro periodo di prova e guardare senza scetticismo questo documentario, perché bisogna credere in un messaggio positivo e nella possibilità di poter realizzare i propri sogni.

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