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Canova-Thorvaldsen. Alle Gallerie d’Italia a Milano i maestri del neoclassicismo

Se Canova-Thorvaldsen fosse un match e le Gallerie d’Italia facessero l’arbitro, probabilmente la partita l’avrebbe vinta Canova su tutta la linea. Sì, perché l’esposizione, dal titolo Canova-Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna, nella sede milanese delle Gallerie d’Italia fino al prossimo 15 marzo 2020, è forse un po’ Canova-centrica, almeno stando ai pannelli all’interno del percorso museale, che descrivono il maestro veneto come un leggiadro modellatore di sentimenti in movimento, e il collega di origine danese come un abile cesellatore di figure statiche e stanti ma di altrettanta bellezza. E forse questo tutto questo è vero in parte, perché una volta nell’atrio dell’ex palazzo della banca, diventa quasi difficile distinguere chi sia Canova e chi Thorvaldsen. I due scultori del XIX secolo si sono spesso misurati con gli stessi temi legati alla mitologia greca, e con modelli che sembrano vicendevolmente influenzarsi. Come le Tre Grazie, scolpite da Canova in un morbido abbraccio che le rende mollemente umane eppure divine nella loro immortale bellezza, mentre le omologhe di Thorvaldsen, immobili nella regalità divina di quel marmo bianchissimo che fa eco alle sculture classiche del V secolo a.C. 

A contornare le sculture dei due artisti alcuni contemporanei e successori che hanno provato a rielaborarne temi e forme, ispirandosi a quella maestria che ha saputo interpretare e ha fortemente segnato il neoclassicismo. 

Prestiti importantissimi rendono questa mostra un’occasione unica, come le sculture provenienti dall’Ermitage, le stesse che i napoletani hanno potuto ammirare nel riuscito raffronto Canova e l’Antico al Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino allo scorso giugno: oltre alle Grazie, infatti, lungo il percorso di visita (ri)troviamo Amore e Psiche stanti, speculari a quelli scolpiti da Thorvaldsen, dove ognuno dà una personale rilettura del mito che mostra tuttavia dei punti in comune, oppure Ebe, coppiera degli dei, avvolta da una leggiadra tunica che fluttua soffiata dal vento dell’eternità. Un tema, quello del coppiere, che Thorvaldsen, affronterà scolpendo invece Ganimede, corrispettivo maschile della dea preferita dal Canova, e lo fa attribuendo alla divinità quella fanciullezza quasi androgina. 

Il percorso di visita è perfettamente incastonato nelle sale della storica sede della Banca Commerciale Italiana, oggi museo appunto. Nei bellissimi ex sportelli di banca trovano posto anche dipinti, disegni e litografie che documentano la vita dei due artisti: dall’accoglienza dei contemporanei ai loro studi personali, dai momenti di lavoro al marmo ai ritratti che ne restituiscono le loro fattezze umane. 

Bellissima la sala delle Veneri, dove ritroviamo la Venere Italica del Canova, che tanto ha ereditato dalle Afroditi pudiche dell’antichità. 

Canova-Thorvaldsen è un viaggio. Un viaggio nella rivisitazione dell’antico, un viaggio nelle forme morbide del neoclassicismo, un viaggio nella bellezza che tutti dovrebbero fare. 

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