“Canova e l’Antico”, al Museo Archeologico di Napoli fino al 30 giugno

È un vero e proprio evento, quello di oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, non solo perché apre un dialogo con uno dei musei più importanti al mondo, l’Ermitage di San Pietroburgo, ma perché porta in Italia (e a Napoli!) una delle mostre più attese: Canova e l’Antico. Sono arrivate ieri, accolte da un folto parterre di fotografi e operatori del settore, le Tre Grazie dello scultore italiano, tra i massimi esponenti del neoclassicismo. 

Le opere di Antonio Canova, ispirate all’arte classica dell’Antica Grecia, hanno influenzato tutto il XIX secolo. La sua figura è stata così imperante già per i contemporanei da conquistarsi l’appellativo de “il nuovo Fidia”. 

Ed è straordinario oggi pensare che una delle sue opere maggiori, le Tre Grazie appunto, sia qui a comporre un’esposizione che pone in dialogo l’artista veneziano con la collezione permanente di uno dei musei di Archeologia più importanti al mondo. 

L’esposizione, che inaugura oggi, 28 marzo, sarà aperta al pubblico fino al prossimo 30 giugno 2019. 

Le Tre Grazie di Antonio Canova, opera-manifesto di questa mostra

E non è di certo un caso che questa mostra sia stata allestita proprio qui, nel capoluogo partenopeo, dove alla fine del XVIII secolo Canova soggiornò, ospite della nobildonna Contarina Barbarigo, e poté ammirare con i suoi occhi la Collezione Farnese dell’Archeologico (ai tempi all’interno della Reggia di Capodimonte), ma anche il virtuosismo del Cristo Velato (che provò ad acquistare), opera straordinaria di Giuseppe Sanmartino, e La Pudicizia, che il contemporaneo Antonio Corradini realizzò sempre per la Cappella Sansevero, dove tutt’ora sono conservate. 

È in Campania che lo scultore può scoprire l’immenso patrimonio di Pompei ed Ercolano, che proprio in quel tempo ritornavano alla luce con intensa forza. Da qui forse il desiderio di misurarsi proprio con l’Antico, scolpendo le sue statue in un marmo bianchissimo, ignorando, come molti dei suoi contemporanei, la vivacità di colore con cui erano ricoperte le statue del mondo greco-romano, di cui oggi restano appena poche tracce e velature. 

Il prestito è eccezionale, se si considera che arriva dal museo russo che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo. Insieme alle Grazie sono arrivate anche L’Amorino AlatoL’EbeLa Danzatrice con le mani sui fianchiAmore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte. È la prima volta che arrivano in Italia così tante importanti opere dal museo russo che, insieme ad altri 110 pezzi, tra disegni, calchi in gesso, grandi modelli, bassorilievi e modellini da tanti altri musei prestatori, originano uno straordinario dialogo con le opere del MANN. 

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