Botticelli a Napoli: a Palazzo Zevallos il “Compianto sul Cristo morto”

Tutti dicono Botticelli e immediatamente il pensiero va alla sua Nascita di Venere, alla Primavera, a quei quadri iconici rielaborati spesso dall’arte post-moderna quasi l’artista fosse un tutt’uno con le sue opere.

E invece Sandro Botticelli, artista fiorentino, era molto di più. Lo dimostrano le decine e decine di opere che dagli anni giovanili all’età matura, passando proprio per la felice parentesi medicea, ne tracciano l’evoluzione artistica e la ricerca iconografia.

A ricordarcelo oggi sono le Gallerie d’Italia di Palazzo Zevallos a Napoli. È qui infatti che è arrivato, per il ciclo L’ospite illustre, la tavola del maestro Compianto sul Cristo morto.

Sandro Botticelli, Compianto sul Cristo morto

Il dipinto, la cui datazione si aggira tra il 1495 e il 1500, fa parte dell’ultima fase artistica del noto pittore italiano. Ad identificarla e darne notizia nei primi del ‘900 fu il critico d’arte Jacques Mesnil, che ha identificato l’opera come una pala di un piccolo altare funerario della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze.

Quando l’altare fu demolito nella prima metà del 1600, l’opera fu spostata nella sagrestia della chiesa prima che se ne perdessero le tracce, fino a quando riapparve intorno alla fine del XIX secolo nella collezione di Gian Giacomo Poldi Pezzoli.

Si tratta di una delle scene più drammatiche mai dipinte dall’artista, dove lo sfondo del contesto è quasi inesistente, disperdendosi in un groviglio di corpi e facce delle figure che compongono la scena.

Sul fondo s’intravede il sepolcro aperto. Maria, sorretta da Giovanni evangelista, tiene il Cristo per le gambe, con lei le tre Marie, mentre Maria Maddalena stringe al volto i suoi piedi. Al centro Giuseppe di Arimatea, che regge i simboli della crocifissione, la corona di spine e i chiodi.

L’opera si differenzia dai toni pacati e ieratici degli anni giovanili, che Botticelli, complice l’influenza del Savonarola, abbandona a vantaggio di scene come questa, più concitate. Il Savonarola infatti innesca nell’artista una profonda crisi religiosa, che porta Sandro ad abbandonare temi profani e figure della mitologia pagana, avvicinandosi invece a figure e interpretazioni religiose.

Il dipinto sarà esposto a Palazzo Zevallos a Napoli da oggi, 22 giugno, fino al prossimo 29 settembre 2019, provando idealmente a sostituire il Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio, in prestito al Museo di Capodimonte per la mostra Caravaggio Napoli.

Per le gallerie napoletane questo è il quinto “ospite illustre” che arriva dopo il ritratto di Antonello da Messina, l’Arlecchino allo specchio di Picasso, i Musici di Caravaggio e La Scapiliata di Leonardo Da Vinci.

L’opera arriva direttamente dal Museo Poldi Pezzoli di Milano, sancendo quella collaborazione tra il museo milanese e Intesa San Paolo, proprietaria delle Gallerie d’Italia, nata agli inizi degli anni 2000 con le edizioni delle rassegne Restituzioni.

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