Barbie, storia di un mito senza tempo

È stata astronauta, medico, insegnante. Barbie compie 60 anni, ed è un bene ricordare le mille professioni ricoperte dalla bambola più famosa del mondo, a pochi giorni dallo scandalo “sussidiari”, che vorrebbero ancora le donne relegate in casa a cucinare e i mariti fuori a lavorare. 

Nata il 9 marzo del 1958 dall’idea di Ruth Handler, che osservando quanto sua figlia amasse fare l’adulta durante i suoi giochi, ideò la prima bambola-donna, quando a quei tempi avevano esclusivamente forma di neonato o bambino. Il suo debutto commerciale non poteva che avvenire a New York, nel Toy Fair nel 1959. Costume da bagno a righe e capelli neri, per lei, che per il resto della sua vita, e della produzione di giocattoli, sarà la bionda per antonomasia. Furono oltre 350.000 gli esemplari venduti nel primo anno, da quel momento i suoi capelli saranno quasi sempre chiari, trasformandosi via via in una vera icona pop e fashion. 

Saranno tanti i cambiamenti della bambola, che somiglierà sempre di più ad una donna vera, attraversando decade dopo decade mode, acconciature e persino fenomeni sociali, con versioni che l’hanno voluta più vicina alla sua vera età, con il seno meno procace, persino curvy. 

Qualche anno fa le sono state tributate anche diverse mostre in giro per l’Italia, per celebrare gli stili e persino gli stilisti che l’hanno vestita. 

Barbie Raperonzolo

In declino nei primi anni 2000, la serie di cartoni animati in 3D ne hanno fatto un’eroina contemporanea, interpretando diverse favole e rilanciandone sul mercato la vendita, tra tutte Barbie Raperonzolo, che anticiperà persino l’uscita dell’omonimo cartone della Walt Disney.  

Aqua, Barbie Girl, Aquarium

Nel 1997 la band Aqua le dedica una canzone molto controversa, Barbie Girl, vero e proprio tormentone nelle classifiche, così come oggetto di discussione in tribunale, perché, a dire della Mattel, storica casa di produzione del giocattolo, la dipingerebbe in modo negativo. 

Amata e odiata, Barbie fa parte del nostro tessuto sociale. E se le bambine di oggi preferiscono più strisciare il dito sul display di uno smartphone piuttosto che pettinare i suuoi lunghi capelli platino, questo giocattolo, più di tanti altri, segna l’inizio di un’epoca e, forse, a modo suo contribuisce al raggiungimento di quella emancipazione femminile che tanta strada ancora deve fare. Come quando nell’ormai lontano 1992 Barbie for President è stata antesignana delle tante Hillary Clinton e Michelle Obama che ambivano alla Casa Bianca, e di tutte quelle ragazzine odierne che sognano, alla pari di un uomo, le più prestigiose cariche. 

Dopo oltre mezzo secolo, più di un miliardo di bambole vendute e cento lavori diversi, qualche anno fa Barbie ha registrato un calo nelle vendite del 13%. Tante ormai le rivali, più giovani ed equipaggiate, tanti ormai i giochi alternativi che bambine e giovanissime preferiscono alla tradizione. 

l’artista Andy Warhol con l’opera dedicata a Barbie

Eppure nessuna bambola come Barbie sarà tanto iconica, al punto da destare persino l’attenzione dell’artista newyorkese Andy Warhol che, al pari della sua musa Marilyn, le dedicherà un ritratto, facendola entrare persino nell’olimpo dell’arte contemporanea, conquistando un posto nella serie I Simpsons. Barbie resta dunque un mito senza tempo, capace con il suo nome di evocare un ideale di bellezza che non sfiorirà mai. E allora, Buon Compleanno, Barbie! 

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