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Andy Warhol, l’antologica a Napoli che ne racconta l’opera completa

È stata una delle mostre più attese dell’anno. Partita appena qualche giorno fa, Andy Warhol, alla Basilica della Pietrasanta a Napoli fino al prossimo 23 febbraio 2020, segna il ritorno del gruppo Arthemisia dopo il successo di Escher (al PAN) e quello di Chagall – Sogno d’Amore proprio nei medesimi spazi della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, di cui adesso Warhol mutua in parte l’allestimento.

Colorata, vivace a tratti provocatoria. La mostra si propone di presentare al pubblico l’opera completa di Warhol, con oltre duecento lavori dell’artista di Pittsburgh che rappresentano un’antologia di tutto ciò che Warhol ha prodotto e che lo ha reso così famoso e amato in tutto il mondo.

È emozionante percorrere questa monumentale retrospettiva, in cui non mancano le sue famose Marilyn o la famosissima serie ispirata ai 32 barattoli della Campbell’s Soup.

L’esposizione è stata suddivisa in sette sezioni, che raggruppano le opere per tema: ci sono i ritratti, quelli di personaggi famosissimi come Liz Taylor, Mao, Sylvester Stallone e tanti altri; ci sono i disegni, quelli dedicati agli amici artisti, e quelli in cui traspaiono le radici degli esordi, del giovanissimo illustratore che si trasferisce a New York lavorando per magazine come Vogue e Harper’s Bazaar. C’è il rapporto di Warhol con l’Italia, quando l’artista, chiamato nella cerchia del gallerista napoletano Lucio Amelio, entra in contatto con un Paese che omaggerà diverse volte, rielaborando l’iconografia di Sant’Apollonia, l’Ultima Cena e la Gioconda, il Vesuvio, con una colorata serie di serigrafie che lo raffigurano in tutta la sua forza eruttiva.

foto di Marcello Erardi

L’allestimento sposa perfettamente gli spazi, i volumi e il barocco di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, nel centro storico della città, che grazie a proiezioni e acetati giganti diventa essa stessa la perfetta espressione di quella PopArt inventata dall’artista di Pittsburgh.

E c’è davvero ogni aspetto di Andy Warhol in questa mostra: c’è l’artista trasgressivo e famoso, quello dello Studio54, e dei personaggi famosi, e c’è il Warhol meno noto, quello dei Santi e dell’arte italiana, ma c’è anche il Warhol produttore musicale, che ha contribuito a creare il mito dei The Velvet Underground & Nico, con le iconiche cover da lui disegnate, come quella famosissima con quell’allusiva banana, e la loro musica in ascolto.

Ma non sono le sole installazioni che danno supporto multimediale a queste opere. Al centro della navata della basilica, la coloratissima Flowers Garden, una stanza che proietta il visitatore in un infinito giardino di fiori colorati e psichedelici in perfetto stile anni ’70.

Tra le novità l’audioguida per non udenti, unica nel suo genere, lanciata per la prima volta con questa esposizione, che riporta in vita alcune opere dell’artista che “segnano” il percorso, raccontandosi anche a chi non può ascoltare.

Organizzata dal gruppo Arthemisia in collaborazione con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale onlus, la mostra nasce da un’idea di Eugenio Falcioni e vede la curatela di Matteo Bellenghi.

Il percorso si chiude con le polaroid e quei selfie ante litteram che Andy Warhol ha saputo anticipare, come l’ossessione odierna per l’immagine e la spasmodica ricerca della popolarità. D’altronde l’artista l’aveva detto: «In futuro ognuno sarà famoso al mondo per 15 minuti». A lui i posteri hanno invece tributato la fama di artista immortale, come le sue opere.

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