A Visual Protest. L’opera di Banksy al Mudec di Milano

In molti lo avranno già notato dal mio profilo instagram: lo scorso fine settimana sono ritornato a Milano. L’occasione, tra le tante, è stata la mostra su Banksy. Il noto quanto misterioso writer è infatti, suo malgrado, protagonista di una “antologica” al Mudec, A VISUAL PROTEST. The Art of Banksy, questo il titolo completo. Il museo di Via Tortona ha infatti ripercorso l’opera dell’artista-ribelle che fortemente ha influenzato tanti altri street-artist contemporanei, generando un linguaggio di protesta nuovo, lontano dalla logica dei musei, dei mercati, della stessa arte. Come dimostra l’ormai fantomatica asta da Christie’s, durante la quale, all’aggiudicazione di una sua opera, Girl with balloon, si è autodistrutta davanti agli occhi attoniti dei presenti.

Sono accreditato, ma faccio la fila con alcuni amici. Dopo quaranta minuti, un po’ inutili, trascorsi a defluire da un lato all’altro dell’atrio del Museo delle Culture, fino alla cassa, saliamo finalmente lo scalone principale e subito siamo avvolti dalla luce degli spazi dell’ex acciaieria Ansaldo.

Entriamo e subito siamo catapultati nelle atmosfere anni degli anni ’70, nel 1968, nei movimenti di rivolta parigini, antesignani di tutte le proteste. Manifesti, fotografie, stampe, litografie. È attraverso questi documenti che il museo milanese racconta anche l’evoluzione dell’arte di Banksy, i cui temi delle sue opere ruotano intorno alla pace, alla lotta contro i poteri forti e le guerre. Banksy lo fa con immagini che diventano icone dell’era contemporanea: topi, bambini, scimmie, che si fanno metafora degli artisti, dell’umanità, di politici e poteri forti. Lo street-artist rielabora anche immagini famosissime, sovvertendone il significato, come la voce del padrone, in cui il cane, nella versione dell’artista, spara con un bazooka il grammofono, passando da ascoltatore passivo a ribelle sovversivo, oppure la Regina Vittoria, nota per un provvedimento contro l’omosessualità, ritratta, con tanto di corona e scettro, durante una scena di amore saffico, o Grim Reaper, il Tristo Mietitore, che con uno smile che spunta dal cappuccio diventa Grin Reaper, il ridente mietitore, prendendosi gioco del tempo, della morte, dei cambiamenti che toccano ognuno di noi.

Proseguiamo attraverso la mostra senza audioguide, ma il percorso è chiaro, comprensibile, e mentre molte immagini sono immediate, quelle meno evidenti sono chiaramente spiegate dalle didascalie, che provano a darne una interpretazione contestualizzandone il periodo storico o l’opera di riferimento.

La mostra si conclude con alcune mirabilia, e con il racconto di un’impresa da parte del writer, quella del The Walled Off Hotel, Hotel vista Muro, che l’artista ha aperto a Betlemme a confine con la Palestina, per mostrare l’orrore della guerra che da anni si consuma in questi luoghi.

L’ultima sezione è una sala multimediale, in cui su tre pareti sono mostrate tutte le opere realizzate dall’artista nel mondo, in altissima risoluzione, tra le quali, e lo dico con un pizzico di orgoglio, la Madonna con pistola nei pressi della storica Via dei Tribunali a Napoli.

il murales di Banksy a Napoli

E poco importa se il Mudec sia stato paragonato alla Banda Bassotti, con un murales presumibilmente dello stesso artista, per essersi in qualche modo “impadronito” senza consenso della sua arte. Banksy è amato soprattutto per l’anticonformismo con cui rivendica la propria libertà di essere l’artista di tutti.

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